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07 novembre 2019

Cooperazione, innovazione e buone pratiche

In un’assolata giornata di fine ottobre ci ritroviamo in nove all’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino come da programma, accomunati dall’emozione di un viaggio scolastico.

Direzione Istanbul-Smirne-Salihli, in una terra che ha segnato la storia del mondo, distendendosi dalla millenaria parabola dei Bizantini e avviando un secolare scontro con la cristianità in “Europa”, fino alla nascita della Turchia moderna di Mustafa Kemal Atatürk.

All’entusiasmo non poteva non aggiungersi in noi un legittimo interrogativo sulle notizie che proprio in quegli stessi giorni provenivano dal fronte di guerra tra Turchia e milizie curde al confine con la Siria.

Insomma, uno scenario complesso ricchissimo di storia, tradizione e attualità quello del progetto Erasmus+ “European values are all RIGHT” con studenti turchi, rumeni e greci, a cui il nostro Liceo delle Scienze umane “Maria Immacolata” ci ha dato la possibilità di partecipare.

Al di là di qualunque convincimento personale, il cuore dell'iniziativa si è concentrata sull'opportunità di scambio culturale e conoscenza tra quattro gruppi di studenti ed insegnanti nella cornice di un’ideale dimensione europea a far da collante e rafforzare il senso di cooperazione, innovazione e buone pratiche.

 

Accoglienza, disponibilità e trasporto umano

L’atterraggio ad Istanbul una vera rivelazione: una struttura imponente e avveniristica. Viva. Il viaggio interno è ancora lungo fino a Salihli, ma troppa è la curiosità che vince sulla stanchezza e l’accoglienza all’arrivo sarà calorosa e perfettamente organizzata.

Tuttavia, ancora nulla in confronto alla ricchezza e all’entusiasmo spontaneo dell’incontro tra tutti i partecipanti il mattino dopo; un’immediata condivisione del programma che avrebbe dato vita ad una settimana indimenticabile:

  • Le straordinarie visite culturali e artistiche ad Efeso, Izmir, Manisa, Pamukkale, Hierapolis;
  • i laboratori esperienziali artigianali, tecnologici e sportivi effettuati dagli alunni;
  • la presentazione delle caratteristiche nazionali di ogni gruppo declinate attraverso balli, canti e video;
  • la descrizione e l’offerta di prodotti gastronomici tipici;
  • la partecipazione attiva e diretta al Giorno della Repubblica di Turchia;
  • l’eccezionale alleanza operativa e di lavoro all’interno dell’equipe degli insegnanti;
  • soprattutto due momenti di visita in una moschea e nel Santuario della Vergine Maria in cui non abbiamo avuto la sensazione di due religioni contrapposte, ma la “presenza” di un unico Dio.

Tutto questo racchiuso in un contesto di accoglienza, disponibilità e trasporto umano da parte della popolazione locale e degli organizzatori che si sono spesi senza sosta.

Non un clima di concessione dovuta della loro presenza, ma una vera necessità di contatto con noi: a partire dai piccoli regali di cittadini che si avvicinavano per conoscerci; da una sosta fugace, durante una trasferta giornaliera, presso un banco di frutta locale trasformatasi in una generosa degustazione offerta gratuitamente; passando per un ricchissimo buffet organizzato dall’associazione delle famiglie della scuola turca ospitante “50. Yil” di Salihli; poi l’invito improvviso e spontaneo ad una festa matrimoniale in cui il nostro team è stato coinvolto in balli e canti tradizionali; ancora l’organizzazione a sorpresa del compleanno di un nostro insegnante, ed infine un invito a cena alle sole donne insegnanti del progetto presso l’abitazione di una collega turca. Ciò solo per ricordare piccoli e semplici esempi.

 

Tra realtà e pregiudizio

Che lezione cogliamo? Che il pregiudizio alberga dentro di noi finché non tocchiamo con mano realtà che troppo spesso giudichiamo senza conoscere. Frutto di retaggi culturali, di ignoranza e certamente di casi di cronaca, veri, ma che non possono condurre ad una generalizzazione e condanna a priori.

Il “miracolo” del progetto Erasmus+ sta nella possibilità che dà ad ogni partecipante di entrare davvero a contatto con un pezzo della vita reale di una comunità, di una cultura.

Di respirarne gli odori, di entrare nelle sue case, nelle sue scuole, nello scorrere della sua quotidianità. Tutto il contrario di un più semplicistico viaggio turistico organizzato, che mostra bellezze e svago, ma spesso non l’essenza di una società.

Abbiamo raccolto sorrisi, sincerità, calore, dono di sé, voglia di apertura, desiderio di conoscenza. Non abbiamo intravisto alcun "muro" né ne abbiamo costruiti, ma solo un genuino ed immediato tentativo di comprenderci.

Grazie Turchia, grazie Erasmus+!