Blog

08 marzo 2019

Oltre 3100 donne uccise dal 2000, una vera e propria strage. I tribunali e le leggi non bastano perché evidentemente arrivano troppo tardi. Dove risiede il primo dei pericoli? Duro a dirsi ma anche nell’influenza di modelli culturali che condizionano la “donna innamorata”. In estremo, amando il partner come madre e non come donna proprio in forza di quei modelli che identificano i rapporti tra esseri umani in senso materno e del “prendersi cura di”, sopportando come verso un figlio qualsiasi disfunzione.

Ecco così la rassegnazione per alcol, botte e 1000 altre forme di violenza. La prima minaccia, come leggiamo nel testo sociologico “Lasciate in pace gli uomini” è nel rapporto in cui “la donna che sta dalla parte dell’uomo, vive pressoché alla sua ombra, si rende indispensabile… il tutto fino ad annullarsi”.

Non si tratta dell’intero genere femminile, ma di donne che concepiscono l’amore come dono totale del corpo e dell’anima, che si abbandonano all’amore per salvare se stesse, finendo invece per rinnegarsi e cedendo tutto ciò che hanno al loro uomo-sovrano.

Come iniziare a difendersi? Aiutandosi a comprendere che amare significa stimarsi, stare al passo con il partner e non un passo indietro, che i desideri non devono essere necessariamente solo i suoi. Insomma nessuna violenza psicofisica va maternamente giustificata con l’idea che il proprio uomo sia prepotente a causa di una fragilità di fondo dal quale salvarlo.

Dobbiamo salvare prima noi stesse