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11 aprile 2019

La povertà assoluta colpisce maggiormente i minori. Fino al 2005 questo incubo toccava il 3,9% dei ragazzi al di sotto dei 18 anni, oggi siamo al 12%. Una devastante impennata che emerge dal secondo Rapporto sulla povertà educativa minorile in Italia, presentato recentemente a Roma all’Università Sapienza e realizzato da Con i Bambini.

Nell’Italia di oggi – si legge nel Rapporto – più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta. L’Italia ha quindi un problema con la povertà minorile e giovanile, che non riguarda solo la condizione economica attuale, ma soprattutto il futuro, la possibilità – anche per chi nasce in una famiglia povera – di avere a disposizione gli strumenti per sottrarsi da adulto alla marginalità sociale”.

Una parte del problema, dunque, è soprattutto educativo: le famiglie più povere sono generalmente quelle con minore scolarizzazione. E infatti, rispetto alla media europea, l’Italia tende a investire meno in istruzione. In valori assoluti significa che siamo quintultimi in Europa con appena il 3,9% del Pil rispetto al 4,7% della media europea. Dati inaccettabili per una cosiddetta “potenza industriale”.

Ciò non rivela solo un quadro generale preoccupante, ma rafforza le storiche differenze fra le aree del Paese: “Profonde disuguaglianze – prosegue il Rapporto – ci sono fra Centro e Periferia e fra Nord e Sud (le 5 regioni che offrono meno posti in asilo nido sono tutte del Mezzogiorno, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania). Fra comuni più connessi e aree interne (esempio: 10,3% dei ragazzi tra 14 e 18 anni residenti in Italia vive in un comune interno senza scuola superiore statale)”.

L’educazione è un diritto fondamentale, ma anche una strategia che deve coniugare lotta alle diseguaglianze e alla povertà con il tema generale dello sviluppo del Paese.

Un ottimo strumento è il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ma servono ancora più risorse e più operatori qualificati per aggredire una realtà allarmante