Blog

25 ottobre 2019

Dal 2006 via oltre 5,2 milioni di italiani

Una nazione non solo meta di migrazioni, ma anche terra di emigranti e dove ancora si sperimenta un drammatico impoverimento del Meridione, con fenomeni importanti di mobilità dal Sud verso il Nord dell’Italia stessa.

È la foto scattata dal Rapporto sugli Italiani all’estero della Fondazione Migrantes. I cittadini italiani espatriati all’estero, spiega il Rapporto sulla base di una rielaborazione dei dati dell’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero) e dell’Istat, sono stati oltre 128mila nel 2018 con una differenza rispetto all’anno precedente di 400 unità.

Più precisamente, da gennaio a dicembre 2018, al registro dell’anagrafe degli italiani all'estero, si sono iscritti 242.353 italiani di cui il 53,1% per espatrio, il 35,9% per nascita, il 6,8% per reiscrizione da irreperibilità, il 3,3% per acquisizione di cittadinanza e lo 0,9% circa per trasferimento dall’Aire di altro comune. Si conferma la prevalenza degli uomini (oltre 71 mila, il 55,2%) sulle donne (oltre 57 mila, il 44,8%), una differenza che nell’ultimo anno si è leggermente accentuata. Si tratta soprattutto di celibi e nubili (64,0%) e, a distanza, di coniugati/e (30,3%).

Ma molti fenomeni si comprendono meglio osservando il lungo periodo. Negli ultimi 13 anni, dal 2006 al 2019, il numero di chi se ne va dall’Italia è aumentato del 70,2 per cento e gli iscritti all’Aire, sono passati da poco più di 3,1 milioni agli attuali 5.288.281 e quasi la metà (48,9 per cento) è partito dal Sud.

 

L’inesauribile impoverimento del Meridione

Proprio sulla questione il Rapporto accende un faro in più segnalando “l’inesauribile impoverimento” del Sud: “Se negli anni successivi al Secondo dopoguerra – spiega il dossier – i flussi migratori verso le regioni centrosettentrionali erano prevalentemente costituiti da manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno, nell'ultimo decennio mediamente il 70% delle migrazioni dalle regioni meridionali e insulari verso il Centro-Nord è stato caratterizzato da un livello di istruzione medio-alto”.

Per quanto riguarda le motivazioni, secondo il Rapporto le storie di chi emigra sono spesso caratterizzate da progetti non ben definiti, con situazioni che mutano a velocità impensabili per i motivi più disparati: la nascita di un figlio, il sopraggiungere di un problema di salute, una promozione di carriera, una opportunità lavorativa. “Non vale più la strategia del ‘per sempre’”; la mobilità può avere differenti ragioni, spiega sempre il dossier, ma dovrebbe essere più “circolare”.

Quest’anno, poi, si è voluto dedicare un capitolo in più di approfondimento anche al tema intitolato “Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiudizi all’amore per il Made in Italy”.

 

Cervelli in fuga

È la triste è ormai troppo consueta storia dei “cervelli in fuga” perché non trovano qui una loro sufficiente collocazione. Si va via soprattutto per motivi di lavoro e di studio. Disperdiamo, dunque, molta qualità con tanti giovani dal livello di istruzione elevato che vanno ad “arricchire” altre società ed economie.

Ma non solo giovani: la fuga coinvolge anche i pensionati che all’estero ritengono di vivere meglio come nel caso del Portogallo.

Risultato: perdita di vigore sociale, di memoria, di competenza, di eccellenza… e su quelli che restano non è garantita la felicità o il benessere ma una complicata sopravvivenza