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14 October 2019

Le statistiche

Costrizione al doppio lavoro, lavoro in “nero”, demansionamento, precarietà, ritardo o mancato pagamento: sono alcune delle categorie che costituiscono l’allarmante situazione di mobbing in Italia, tanto da coinvolgere in media una persona su cinque.

Questa la fotografia scattata dal “Rapporto Italia 2019” dell’Eurispes secondo una scaletta ben definita:

  1. il 24,2% si ritrova a svolgere un lavoro con qualifiche inferiori alle proprie competenze e i più esposti sono i giovani, con un lavoro senza contratto nel 58,6% dei casi per i 18-24enni e nel 34,7% per i 25-34enni;
  2. I disagi più sentiti dai lavoratori italiani sono la mancanza di tempo da dedicare a sé (48,5%);
  3. i carichi troppo pesanti di lavoro (47,7%);
  4. gli spostamenti casa-lavoro (44,4%);
  5. le difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia (41,8%);
  6. il 38,6% lamenta l’assenza di stimoli professionali;
  7. il 32% dichiara di avere rapporti conflittuali con i colleghi e il 30% con i superiori;
  8. Il 28,5% ritiene poi che i propri diritti siano scarsamente tutelati e circa il 27% è preoccupato dalla precarietà del contratto e dall’insicurezza del posto di lavoro;
  9. circa uno su cinque (21,1%) inoltre deve fare i conti con l'irregolarità nei pagamenti. Ritardi o mancate retribuzioni sono proprio la motivazione più frequente che ha costretto a cambiare lavoro

 

Proposte di legge

C’è da evidenziare che ormai l’orientamento giurisprudenziale richiede la prova del “danno da mobbing” direttamente al lavoratore che lo denuncia, tuttavia si sta creando un fronte tra psicologi, avvocati e consulenti del lavoro per tutelare chi combatte questo fenomeno psicosociale.

In particolare, avanza la richiesta di provvedimenti legislativi su:

mobbing inteso come “forme di abuso e comportamenti aggressivi verso una persona in particolare in ambito lavorativo”;

straining nel senso di “situazione di stress forzato sul lavoro causata anche da una sola azione negativa”.

Questo tipo di azione professionale viene definita “approccio trilaterale” alla problematica della salute nei luoghi di lavoro. “La problematica – come emerso in un recente convegno ad Ancona – attiene specificatamente allo svolgimento del rapporto lavorativo, unitamente alle componenti di incidenza sul lato psicologico che risulta fondamentale anche ai fini di una valutazione di carattere risarcitorio cui consegue l’applicazione delle regole giuridiche poste a tutela del bene protetto